I disturbi del comportamento alimentare (DCA) come anoressia, bulimia e binge eating rappresentano oggi una delle forme di sofferenza più complesse e delicate, e meritano grande cautela e rispetto. Nel mio lavoro come psicoterapeuta a Padova mi concentro raramente solo sul sintomo alimentare o sul peso in senso stretto, perché ridurre tutto al cibo significa quasi sempre mancare il cuore del problema.
Secondo la psicologia dei costrutti personali, il corpo non è un oggetto separato dalla mente, ma il nostro principale strumento per entrare in relazione con l'altro e con il mondo. È attraverso il corpo che ci mostriamo, ci nascondiamo, cerchiamo o evitiamo il contatto. Per questo ciò che accade nel rapporto con il cibo e con il corpo parla, in realtà, di come la persona sta vivendo le proprie relazioni e la propria identità.
Il sintomo alimentare — il rifiuto del cibo, l'abbuffata, la compensazione — può allora essere compreso non come un comportamento assurdo, ma come una scelta, per quanto dolorosa e spesso inconsapevole, per definire chi si è di fronte alle aspettative che si percepiscono negli altri. Controllare il peso in modo ossessivo, per esempio, può diventare l'unico modo vissuto come sicuro per mantenere un senso di autonomia, di padronanza e di identità salda in un momento di forte invalidazione, in cui ci si sente poco visti, poco riconosciuti o sotto pressione.
In terapia l'obiettivo non è semplicemente "tornare a mangiare normalmente" attraverso diete, regole o controlli, che rischiano di replicare la stessa logica di controllo che alimenta il problema. È piuttosto comprendere il significato vitale che quel sintomo ha assunto per la persona: a cosa serve, da cosa la protegge, cosa le permette di dire che non riesce a dire altrimenti. A partire da questa comprensione, si lavora insieme per costruire nuovi modi di sperimentare se stessi nelle relazioni, esplorando alternative che permettano di sentirsi adeguati, visibili e padroni della propria vita senza dover ricorrere al controllo estremo o all'attacco verso il proprio corpo. È un percorso che richiede tempo e delicatezza, e spesso si integra con il lavoro di altre figure specializzate.
