← Torna agli Spunti

DOC e pensieri intrusivi: il bisogno di rendere il mondo prevedibile

DOC e pensieri intrusivi: il bisogno di rendere il mondo prevedibile

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è caratterizzato da pensieri intrusivi (le ossessioni) e da comportamenti o rituali ripetitivi (le compulsioni) che la persona si sente obbligata a mettere in atto. Spesso questo crea grande sofferenza e una significativa invalidazione nella vita sociale, lavorativa e affettiva, anche perché chi ne soffre è di norma consapevole dell'eccesso dei propri rituali, ma non riesce a farne a meno.

Da una prospettiva costruttivista, le compulsioni — controllare ripetutamente il gas o la porta, lavarsi le mani di continuo, ordinare gli oggetti in un certo modo, ripetere formule mentali — non sono comportamenti insensati o privi di logica. Sono, al contrario, tentativi estremi di dare ordine e prevedibilità a un mondo interno ed esterno che in quel momento viene vissuto come caotico, incerto e minaccioso. In questo senso, il rito non è il "nemico", ma la migliore soluzione che la persona è riuscita a trovare finora per gestire un'angoscia altrimenti insostenibile.

I pensieri ossessivi, infatti, emergono spesso quando un'area per noi vitale viene percepita a rischio: i nostri valori più profondi, la nostra immagine morale, la sicurezza delle persone care. L'idea intrusiva tocca proprio ciò a cui teniamo di più, e per questo fa così paura. Il rituale compulsivo interviene allora per arginare l'ansia e ripristinare un senso di controllo, seppure momentaneo e destinato a richiedere continue ripetizioni.

Il problema è che questo tentativo di rendere tutto prevedibile e certo finisce per rinchiudere la persona in una gabbia di regole sempre più inflessibili, che invece di proteggere limitano e impoveriscono la vita. Nella stanza di psicoterapia, per questo, il focus si sposta dal sintomo alla persona: più che combattere il singolo rito, cerchiamo di capire quale "caos" stia tentando di arginare e quale paura più profonda lo alimenti. Dentro uno spazio sicuro come la relazione terapeutica, diventa possibile sostituire gradualmente il bisogno di una certezza assoluta con la possibilità di sperimentare nuove ipotesi di vita, imparando ad aprirsi e a tollerare la naturale — e non necessariamente minacciosa — imprevedibilità dell'esistenza.

Se senti il bisogno di approfondire questi temi in un percorso personale, puoi contattarmi per un primo colloquio, in studio a Padova o online.